Il linguaggio comune tra business, IT e risk: il vero collo di bottiglia
Provate ad ascoltare una riunione di steering AI con l'orecchio del linguista invece che del manager, e sentirete tre lingue che si scambiano le stesse parole. Il business dice "il modello funziona" e intende che il processo migliora; l'IT dice "il modello funziona" e intende che le metriche tecn...
Provate ad ascoltare una riunione di steering AI con l'orecchio del linguista invece che del manager, e sentirete tre lingue che si scambiano le stesse parole. Il business dice "il modello funziona" e intende che il processo migliora; l'IT dice "il modello funziona" e intende che le metriche tecniche tengono; il risk sente "funziona" e chiede rispetto a quale perimetro approvato, ricevendo in cambio sguardi. Nessuno mente, nessuno sbaglia, eppure la riunione produce un accordo apparente che si scioglierà alla prima verifica, perché le tre funzioni hanno firmato tre frasi diverse credendole una.
Nei nostri assessment questo attrito linguistico compare con tale regolarità che abbiamo smesso di trattarlo come un dettaglio di comunicazione: è un collo di bottiglia operativo, con costi misurabili, e nella dimensione Readiness del rating pesa dentro la voce cultura più di quanto i piani di trasformazione gli riconoscano.
Le parole che dividono di più
Vale la pena nominare i malintesi ricorrenti, perché riconoscerli è metà del rimedio. "Validato" è il campione: per l'IT significa che i test tecnici passano, per il business che il process owner ha visto risultati accettabili, per il risk che esiste una valutazione formale con evidenze conservate, e un sistema può essere validato in due lingue su tre mentre viaggia verso un blocco. "Dato pronto" segue a ruota, con il business che intende disponibile in un report, l'IT che intende accessibile via pipeline, il risk che intende utilizzabile per quella finalità con base giuridica scritta.
"Rischio" merita un capitolo suo, perché il business lo usa per la probabilità che il progetto fallisca, il risk per l'esposizione che il progetto crea anche riuscendo, e la conversazione tra i due significati è quella che decide se la compliance entra in progettazione o arriva come sorpresa finale. Perfino "pilot" divide: esperimento con condizioni di arresto per alcuni, prima release da difendere per altri, e abbiamo visto la differenza tra le due letture consumare interi trimestri.
Il costo di questa Babele si presenta in forme note: riunioni che si ripetono perché l'accordo precedente non era un accordo, requisiti riscritti a metà sviluppo, la scena classica del progetto fermato dal risk "all'ultimo momento", dove l'ultimo momento è semplicemente il primo in cui qualcuno ha tradotto.
Il glossario che funziona (e quello che no)
Il rimedio ovvio, il glossario aziendale, esiste in molte organizzazioni e non funziona quasi mai, perché nasce come documento e i documenti non cambiano il parlato. Il glossario che funziona ha tre proprietà diverse. È corto, venti voci scelte tra quelle che hanno già prodotto malintesi in casa, non duecento importate da un framework. È operativo, nel senso che ogni voce definisce la parola attraverso l'evidenza che la dimostra: "validato" non ha una definizione filosofica, ha una lista di che cosa deve esistere perché la parola si possa usare. E soprattutto è incorporato negli artefatti che le tre funzioni compilano insieme, perché la lingua si impara usandola dove conta.
È qui che gli strumenti di cui abbiamo scritto mostrano il loro secondo mestiere. L'AI Canvas è, tra le altre cose, un traduttore: le sei caselle costringono business, IT e risk a scrivere sulla stessa pagina con parole che tutti sottoscrivono, e la sessione di compilazione è il luogo dove i tre significati di "validato" si incontrano prima di costare. I criteri di go/no-go fanno lo stesso lavoro sulle soglie, e il registro dei sistemi sulle classificazioni. La lingua comune si costruisce meno con i corsi e più con i moduli condivisi.
Da dove si comincia
La sequenza che vediamo funzionare parte da un inventario dei malintesi già pagati: mezza giornata con le tre funzioni a ricostruire gli ultimi attriti, estraendo le parole che li hanno generati, produce il glossario grezzo e, insieme, il consenso sul fatto che serva. Seguono le venti definizioni operative, l'innesto negli artefatti, e un rituale leggero di manutenzione, perché le parole nuove arriveranno con le tecnologie nuove.
È il cuore del lavoro che nella nostra catena si chiama AI Culture, il cambio di passo che separa le organizzazioni dove le funzioni si sorvegliano da quelle dove si capiscono: calendly.com/fabiolalli/zerofive, oppure hello@zerofive.ai. L'esperimento da fare già alla prossima riunione, intanto, costa trenta secondi e un po' di faccia: quando qualcuno dice "validato", chiedete cosa dovrebbe esistere, concretamente, perché la parola sia vera. Le tre risposte che riceverete sono la fotografia del vostro collo di bottiglia.